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BANCA POPOLARE DI BARI: 4 RICORSI ACCOLTI DALL’ACF

Tutti accolti i primi quattro ricorsi presentati dai legali di Confconsumatori e del Comitato degli azionisti: la banca dovrà risarcire i risparmiatori

Bari, 9 marzo 2018 – Sono stati tutti accolti i primi quattro ricorsi presentati all’Arbitro per le Controversie Finanziarie in Consob dai legali di Confconsumatori e del Comitato degli azionisti della Banca Popolare di Bari, avvocati Antonio Pinto ed Antonio Amendola. L’Acf ha dichiarato che nelle vicende prospettate vi erano state plurime violazioni – da parte della banca – della normativa in materia di prestazione dei servizi d’investimento.

Fra i vari punti delle motivazioni, appare importante l’affermazione (contenuta nella Decisione n.300 del 28.02.18), secondo cui la mera consegna o la dichiarazione del cliente di aver preso visione dei documenti, non si traduce in via automatica nell’adempimento da parte della banca degli obblighi informativi, previsti dagli artt. 31 e 32 del Regolamento Consob 2007.

Secondo l’Arbitro: “Per contro, gli obblighi informativi degli intermediari verso i propri clienti si inseriscono in un quadro normativo la cui pietra angolare risiede proprio nella capacità di “servire al meglio l’interesse” del cliente, adattando la prestazione erogata in ragione delle specifiche caratteristiche del contraente (esperienza, conoscenza, obiettivi di investimento, situazione patrimoniale)”.

Il Collegio arbitrale ha quindi condannato la Banca Popolare di Bari a risarcire gli azionisti del danno subito. Il danno è stato calcolato nella differenza fra la somma che gli azionisti avevano pagato per comprare le azioni (rivalutata dall’epoca dell’investimento ad oggi), ed il valore presumibile di smobilizzo dell’azione sul mercato secondario Hi-MTF (oggi, ad esempio, lo scambio dell’azione è ad euro 5,70). Il tutto oltre interessi legali.

La presidente di Confconsumatori, Mara Colla, ha ricordato come “Il lavoro congiunto svolto da sette associazioni del territorio, fra le quali vi è anche Confconsumatori, che si sono riunite in un Comitato unico per la tutela degli azionisti della banca, rappresenta un buon esempio di prassi efficace per tutelare al meglio le ragioni dei risparmiatori”.

Il prossimo passaggio atteso dai circa 70mila azionisti è quello della decisione della Corte Costituzionale, che dopo l’udienza del 20 marzo prossimo, dovrà decidere se la banca è obbligata o meno a trasformarsi in S.p.A. e, nell’ipotesi affermativa, se sussista il diritto degli azionisti a recedere dalla compagine societaria, chiedendo il rimborso del valore dei titoli azionari posseduti.

fonte:www.confconsumatori.it

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AZIONI A RISCHIO, BANCA POPOLARE DI BARI CONDANNATA A RISCARCIRE RISPARMIATRICE 90ENNE

Articolo di Repubblica dell' 8 dicembre 2017 del giornalista Antonello Cassano. L'avvocato Antonio Pinto, presidente di Confconsumatori puglia, ottiene la prima decisione contro la BPB

Un risarcimento da 30mila euro e un giudizio che potrebbe rappresentare un precedente. L'arbitro per le controversie finanziarie ha condannato la Banca Popolare di Bari a risarcire parzialmente una sua azionista per i danni subiti a causa dell'inadempimento della banca di alcuni obblighi nella vendita di azioni. L'azionista in questione è un'insegnante di lettere in pensione. Oggi ha un'età prossima ai 90 anni e tra il 2012 e il 2014 ha acquistato 14mila titoli per un valore complessivo di 111mila euro.

La donna aveva anche provato a vendere le azioni, ma senza riuscirci. Per questo, difesa dal legale Antonio Pinto, ha presentato un esposto all'Arbitro per le controversie finanziarie, chiedendo di dichiarare nullo il contratto di vendita di quelle azioni.

 

Dal canto suo, però, la banca ha presentato una controdeduzione, chiedendo il rigetto del ricorso e facendo notare che la donna, titolare di un conto deposito titoli dal 2004, era stata sottoposta due volte (nel 2008 e nel 2010) a questionari per tracciarne il profilo di competenza finanziaria. Stando a quanto dichiara Bpb, da quei questionari sarebbe emerso "un profilo di rischio alto e un'esperienza finanziaria alta" e che solo dal questionario nuovamente ripetuto nel 2016 "e pertanto in epoca successiva alle operazioni contestate, emergerebbe un profilo di rischio medio- basso ed un'esperienza finanziariamedio-bassa".
 
La decisione dell'Arbitro è di qualche giorno fa ed è importante: l'Acf infatti respinge la richiesta principale (quella di annullare i contratti) ma accoglie la richiesta di accertare la violazione da parte della banca delle "regole di condotta", visto che la donna "non era in grado di percepirne con piena consapevolezza l'elevata rischiosità" . Per l'Acf però il danno totale ammonta a 30mila euro, che è il risultato della differenza tra il prezzo iniziale ( 11mila) e il valore attuale delle azioni (83mila), visto che oggi un titolo è messo in vendita al prezzo di 6,30 euro sul mercato secondario Hi-Mtf.
 
Per il legale dell'azionista, Antonio Pinto, " il giudice non si è fatto condizionare dai formalismi". Esulta il presidente del Comitato in difesa degli azionisti della Bpb, Canio Trione: " Auspichiamo che la banca pervenga insieme alle associazioni a soluzioni di "sistema".

"La banca però conferma la linea già intrapresa nei giorni scorsi in tema di decisioni dell'Acf e cioè che " pur rispettando la decisione precisa che gli intermediari non sono obbligati ad ottemperare alle decisioni dell'Arbitro per le controversie finanziarie " , dichiarandosi certa di poter dimostrare la correttezza del proprio operato nelle sedi di giudizio ordinario. Ma Vincenzo Laudadio di Adusbef avverte: "Chiederemo a un tribunale di condannare la banca a risarcire quanto dovuto".

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I PRESTITI? DIFFICILI SOLO PER CONSUMATORI E PMI

Oggi la Repubblica parla del filone pugliese di imprese che hanno chiesto prestiti a MPS e Veneto Banca senza restituirli, contribuendo al crack. Impossibile non condividere il commento dell'avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori Puglia che sta difendendo tanti risparmiatori truffati: «Stride il contrasto con la difficoltà di accesso al credito per i consumatori e le pmi che per somme molto più basse, devono sottostare a rigorosissimi rating e fornire garanzie reali di importo superiore alle somme prestate dalla banca».

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BANCAPULIA: SUL SOLE 24 ORE, PER DESCRIVERE DECISIONE FAVOREVOLE CHE L'AVVOCATO ANTONIO PINTO, PRESIDENTE DI CONFCONSUMATORI PUGLIA HA OTTENUTO PRESSO L’ARBITRO PER LE CONTROVERSIE FINANZIARIE

Con decisione n.112 del 16 novembre, l’ACF ha condannato Bancapulia a risarcire integralmente il valore delle azioni Veneto banca, vendute ad un risparmiatore pugliese, assistito da me e dal mio Collega Antonio Amendola. La sentenza è importante perché, nel condannare Bancapulia, afferma il principio che il Decreto Legge di giugno, che ha tenuto indenne Banca Intesa dalle cause intentate dagli azionisti, non si applica alle banche controllate da Intesa (come appunto Bancapulia) che sono fuori dal perimetro di protezione, concesso dalla legge solo alla banca acquirente.

 

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I SOCI VOGLIONO VENDERE MA NESSUNO COMPRA LE AZIONI, INTERVISTA DEL CORRIERE DELLA SERA ALL'AVV. ANTONIO PINTO, PRESIDENTE DI CONFCONSUMATORI PUGLIA

Articolo del Corriere della Sera del 13 novembre 2017 del Vicedirettore Federico Fubini

Venerdì scorso alle 11.45 si è svolta l’ultima asta in quella che ha l’aria di essere una delle piattaforme finanziarie meno liquide dell’Occidente. Hi-Mtf è un sistema digitale sul quale si possono scambiare i titoli di 14 banche, quasi tutte popolari, che rappresentano centinaia di migliaia di soci e sulla carta più di due miliardi di valore.

 

Il mercato che non c’è

L’esito della giornata è stato simile a quello di un mercato rionale. Si sono concluse compravendite per 592 mila euro (mezzo milione per le Casse di risparmio di Asti e Ravenna, 90 mila euro per la decina di popolari del listino). Si contano 193 scambi, dei quali 41 le banche popolari. Non che non ci fossero venditori: gli azionisti di istituti come la Popolare Pugliese, la Volksbank dell’Alto Adige o la Valsabbina hanno messo in vendita migliaia di pezzi, e ne hanno venduti decine. Semplicemente, oggi sul mercato non si trovano compratori ai prezzi ai quali molte delle banche popolari in Italia hanno venduto le proprie azioni ai clienti. Molte famiglie vogliono rendere liquidi i propri risparmi ma non possono, e il patto sociale fra le banche popolari e i loro soci scricchiola.

 

 

 

Il caso pugliese

Sulla piattaforma Hi-Mtf colpisce una situazione in particolare: sulla Banca popolare di Bari, prima azienda di credito del Mezzogiorno, con un valore teorico superiore al miliardo e quasi 70 mila soci, è avvenuto un solo scambio: qualcuno ha inserito un ordine a uno sconto del 16% sul prezzo-base di 7,5 euro e si è preso cento azioni. Nessun altro ha osato. Dalla parte dei venditori intanto si è arrivati a oltre 12 milioni di pezzi in offerta: i detentori di quasi un decimo del capitale cercano una via di uscita, senza trovarla. Tutta l’Italia sud-orientale è un’area di tensione crescente per i risparmiatori. In Popolare di Bari, Popolare Pugliese e Popolare di Puglia e Basilicata — stima l’avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori — circa 140 mila azionisti detengono titoli invendibili, per un valore teorico di 1,6 miliardi di euro. Ma, appunto, il caso del più grande istituto del Meridione fa storia a sé. Non tanto perché si tratta di un caso di banca popolare dagli assetti dinastici: il presidente, Marco Jacobini, è figlio del fondatore Luigi Jacobini e padre dell’attuale condirettore generale Gianluca e del vicedirettore generale Luigi. Né la particolarità dipende solo dal fatto che la procura di Bari in agosto ha reso nota un’inchiesta sui vertici per associazione per delinquere, truffa e false dichiarazioni nel prospetto con il quale fra il 2013 e il 2015 la banca ha raccolto dai soci nuove sottoscrizioni al capitale per circa 300 milioni di euro: gli interessati respingono le accuse, che restano da dimostrare.

 

Le valutazioni gonfiate

A sancire la particolarità del caso Bari c’è anche un altro elemento, che permette di capire come emergano a volte certe valutazioni gonfiate sulle popolari. Nell’autunno dell’anno scorso, quando le azioni sono ormai invendibili, i vertici dell’istituto di rivolgono per una validazione del prezzo a Enrico Laghi. Ordinario di economia aziendale alla Sapienza di Roma, già consulente della Popolare di Vicenza, commissario straordinario per grandi gruppi in dissesto come Ilva o Alitalia, Laghi è in una posizione impeccabile per stimare l’azione della Bari: non ha conflitti d’interesse. Nel suo parere esprime forti dubbi che sia corretto un prezzo a 7,5 euro (già svalutato dagli oltre nove al quale la banca l’ha venduto a molti). Sembra davvero troppo. Però Laghi valida perché nota che a quel prezzo ha accettato di comprare un grande investitore esperto: si tratta di Aviva, con la quale la Bari ha stretto un contratto di banca-assicurazione. È possibile che il gruppo inglese abbia fatto un favore alla Bari e accettato il prezzo gonfiato, per poi rivalersi tramite il proprio accordo? Laghi lo esclude: un «advisor indipendente» (Kpmg) garantisce che il contratto tra Popolare di Bari e Aviva è a prezzi di mercato. 
Ma quanto è indipendente l’advisor sul cui parere si regge il castello della valutazione della Popolare di Bari? In quel momento Kpmg lo sembra, per quanto può sapere Laghi. Non molto dopo però lo stesso consulente firma con la banca un lucroso contratto come advisor per la cessione di un grosso pacchetto di crediti in default. Le decine di migliaia di soci, che in quel momento hanno già comprato le azioni a più di 9 euro, non possono conoscere questi intrecci. Sanno solo che ora trasformare le loro azioni in denaro è impossibile.

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