La Legge 107/2015 di riforma sulla scuola varata dal Governo Renzi, violando l'art. 3 della Costituzione ha ingiustamente escluso dal piano di stabilizzazione, i docenti precari abilitati, attualmente in servizio come supplenti e non, inclusi nella II fascia delle graduatorie d'istituto, i quali, regolarmente abilitati dal MIUR alla professione, sono stati poi, di fatto, ignorati dalla predetta legge. Si tratta, precisamente, di docenti con almeno tre anni di esperienza professionale alle spalle, i quali, nel 2013, sono stati ammessi, proprio in virtù dell'esperienza professionale acquisita e del possesso di altri titoli, ai PAS o PERCORSI ABILITANTI SPECIALI, equiparati alle vecchie SISS, banditi dalle Università, dopo che, per anni, questi erano stati sospesi insieme ai concorsi. Ebbene, dopo che le Università hanno incassato da ciascuno dei docenti ammessi ai PAS circa €. 2.500 e dopo che i docenti sono stati sottoposti ad un vero e proprio tour de force, con orari di lezioni massacranti, esami e discussione di tesi finale davanti ad una commissione regolarmente costituita, altresì con membro esterno, "sudandosi" l'abilitazione così conseguita, gli stessi non sono stati inseriti nelle GAE (graduatorie ad esaurimento), come i colleghi delle vecchie SISS, bensì, relegati nella seconda fascia delle graduatorie d'istituto, per poi essere esclusi dal piano di stabilizzazione del Governo, che ha riguardato soltanto i docenti inclusi nelle GAE, con violazione di fatto di qualsiasi principio di non discriminazione. Orbene, Confconsumatori con l'Avv. Alessandra Taccogna che segue la vicenda, chiede che: "anche quest'ultima categoria di docenti, ovvero gli abilitati PAS inclusi nella seconda fascia d'istituto, sia attualmente in servizio come supplenti sia no, i quali già per tanti anni sono stati danneggiati dalla mancanza di concorsi e di percorsi abilitanti, vengano fatti rientrare nel piano straordinario di assunzioni del Governo e, quindi, vengano al più presto stabilizzati (o perlomeno nel trienno 2016 - 2018), al fine di non essere ulteriormente danneggiati."
Per eventuali informazioni contattare le sedi di Confconsumatori.
Governo e Bankitalia hanno predisposto in tempi da record il salvataggio da 3,6 miliardi di 4 banche in dissesto, Cassa di Ferrara, Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti; un’operazione che per l’ennesima volta, penalizza soprattutto i piccoli risparmiatori. Infatti, le conseguenze del salvataggio (che probabilmente entrerà nella manovra 2016 che ha iniziato il proprio iter alla Camera) riguardano soprattutto gli azionisti delle 4 banche, ben 130 mila, e i 15 mila titolari di bond subordinati che hanno di fatto forzosamente contribuito al salvataggio delle banche con i loro risparmi, volatilizzati.
Infatti il salvataggio, accelerato per evitare la mannaia del “Bail in”, tocca sia gli azionisti ma anche alcuni obbligazionisti. «Bankitalia – commenta l’avvocato Antonio Pinto, componente del direttivo di Confconsumatori - ha decretato la trasformazione delle obbligazioni subordinate (emesse principalmente dall’anno 2011 in poi) in capitale, azzerandone il valore e l’esigibilità. Per tanti obbligazionisti di Banca Etruria si tratta di una sconcertante scoperta: erano convinti di aver acquistato un titolo remunerativo e hanno visto sfumare tutto il loro investimento con il dissesto della Banca, una condizione, quest’ultima, prevista dall’emittente del titolo. Ciò, va precisato, vale solo per le obbligazioni subordinate e non per le altre obbligazioni che saranno soddisfatte dalla nuova società». Insomma gli azionisti delle quattro banche e i titolari di bond subordinati, riceveranno qualcosa solo se la c.d. “Bad Bank”, cioè le vecchie banche rimaste in piedi, riceverà qualcosa dai propri debitori.
Confconsumatori in questi giorni sta studiando la situazione, approfondendo le diverse fattispecie per individuare possibili strategie per ottenere ristoro dalle perdite dei piccoli risparmiatori, specie per i titolari di obbligazioni subordinate. «Occorre valutare caso per caso la modalità di vendita adottata dalla Banca – avverte Pinto - spesso si tratta di strumenti finanziari complessi che non avrebbero dovuto essere venduti a piccoli risparmiatori. Oltretutto il “piazzamento” di tali titoli doveva essere preceduto da uno specifica informativa sull’elevato rischio dell’investimento, in assenza della quale è possibile contestare la validità dell’acquisto».
I possessori di tali titoli potranno rivolgersi alle sedi di Confconsuamtori per consocere le modalità per difendersi da questo nuovo caso di risparmio tradito.
Nel frattempo, Confconsumatori interverrà nei confronti della Banca d’Italia e Ministero dell’Economia per sostenere le ragioni dei piccoli risparmiatori.
Interventi di:
Toni De Amicis, Direttore Generale Fondazione Campagna Amica
Leonardo Mancini professore di ortofloricoltura Dipartimento Scienze agroambientali e territoriali
Università Aldo Moro
Antonio Pinto, Confconsumatori Puglia
Daniela Volpi Dirigente Regione Toscana: il partenariato interregionale per la tutela dei consumatori
Paolo Caldesi rappresentante CNCU: la tutela dei consumatori e delle produzioni locali
Francesco Di Ciollo presidente Istituto Pugliese Consumo
In collaborazione con
“ Programma Generale di Intervento 2013 della Regione Puglia realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero Sviluppo Economico”, ai sensi dell’art. 7, comma 6, del DD 2 luglio 2013.
All’esito di una rigorosa ispezione della Banca d’Italia, conclusasi pochi mesi fa sarebbero emerse una serie di criticità nella situazione patrimoniale della Banca di credito cooperativo di Canosa e Loconia, capace di incidere negativamente sul valore delle azioni detenute da circa 2.200 soci.
La Banca d’Italia ha contestato ai precedenti vertici della Banca alcune condotte, a suo dire, in violazione degli obblighi previsti dal Testo Unico Bancario.
Sulla scorta di tale autorevole valutazione eseguita dall’Organo ispettivo, Confconsumatori annuncia una serie di azioni a tutela degli azionisti che rischiano di veder depauperato il valore delle azioni detenute.
«L’impegno della nostra associazione – spiega l’avv. Antonio Pinto, Presidente di Confconsumatori Puglia – è quello di aiutare i piccoli risparmiatori ad analizzare la propria posizione specifica e a valutare, con i nostri esperti, le possibilità di risarcimento. L’obiettivo è di tentare di recuperare almeno parte del risparmio investito nella banca Per arrivare al risarcimento del danno che si misura con la perdita di valore del titolo, dall’epoca dell’acquisto, sino ad oggi.”
Secondo i Prof.ri Daniela Caterino e Eustachio Cardinale (esperti di prodotti finanziari che collaborano in questa vicenda con Confconsumatori), per gli azionisti della Banca, al fine di ottenere il rimborso e/o il risarcimento dei danni ci sono tre strade percorribili, rivolgendosi al Giudice: 1) In primo luogo, occorre cercare di provare che la perdita del valore delle azioni, dal momento dell’acquisto sino ad oggi, è dovuta alle condotte illegittime ed alle negligenze di una serie di soggetti che hanno commesso i fatti o che non hanno impedito che questi accadessero, omettendo i controlli previsti dalla legge. In questo modo sarà possibile chiedere il risarcimento del danno subito (ossia la perdita del valore delle azioni). 2) in via alternativa, bisognerà provare che i titoli azionari sono stati acquistati sulla base di informazioni errate date al mercato dei piccoli risparmiatori (ad es. sarà necessario cercare di provare la eventuale sussistenza di bilanci non veritieri e/o false comunicazioni sociali); in tal caso sarà possibile chiedere l’invalidità dei contratti di acquisto e la Banca sarà obbligata così a restituire il valore pari alla sorte capitale investita. 3) In ogni caso, poi, se la Banca non ha fatto firmare il contratto quadro o ci sono altri vizi formali nell’acquisto dei titoli, in violazione degli obblighi informativi previsti e sanzionati dal T.U.F., l’azionista potrà richiedere la nullità del contratto di acquisto delle azioni e la restituzione delle somme investite.
In varie carceri sembrerebbero non sussistere i requisiti minimi, idonei a garantire il principio secondo cui: “il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona” (art. 1 Legge Penitenziaria).
Tanto emerge dal rapporto generale del “CPT” - Comitato per la Prevenzione della Tortura (organo del Consiglio d'Europa che cerca di prevenire i casi di tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti).
La Legge n. 354/75 e il DPR 230/2000 fissano le condizioni detentive minime, che devono esser garantite ai carcerati, onde non incorrere nella violazione del principio che vieta un’inumana detenzione.
Tali circostanze hanno indotto Confconsumatori ad affidare agli avv.ti Costantino Pesce e Dario Barnaba, lo studio di strumenti concreti di tutela di alcuni detenuti, che potrebbero aver subito un trattamento che viola i principi fissati dalle leggi.
In particolare, è stato depositato un ricorso ex art. 35 ter L. 354/75 innanzi al Tribunale Civile di Bari, con il quale si è chiesta l’applicazione della norma che assegna al carcerato, che abbia eventualmente subito un trattamento detentivo illegittimo, un risarcimento danni pari ad otto euro
al giorno, per ciascun giorno in cui dovesse esser accertata la permanenza in carcere, secondo una condizione illegittima.
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