Secondo la Corte di cassazione, V sezione penale, sentenza 1° marzo 2016 n. 8328: è diffamazione aggravata, paragonabile a quella a mezzo stampa, anche la diffusione di un messaggio offensivo attraverso una bacheca Facebook. La Corte di Cassazione ha confermato la linea dura nei casi di offesa sui social network, sottolineando che «la condotta di postare un commento» costituisce «la pubblicazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica».
Il prestito ipotecario può essere richiesto dai proprietari di immobili con più di 60 anni di età.
Sono esclusi gli immobili, anche se residenziali, posseduti da società commerciali e da altre persone giuridiche. Allo stesso modo sono esclusi gli immobili a destinazione diversa dal residenziale (negozi, uffici, ecc.).
L’iscrizione di ipoteca di primo grado è condizione necessaria per il prestito.
Le verifiche preliminari fatte dalla banca devono essere a costo zero e comunque,prima di sottoscrivere il contratto del prestito vitalizio ipotecario, il proprietario dell’abitazione può sempre rinunciare senza conseguenze.
La banca è tenuta ad allegare un Piano di ammortamento ed oneri trasparenti. L’istituto deve consegnare anche un prospetto informativo dal quale risulti la percentuale finanziata del valore dell’immobile e la somma erogata al netto delle imposte e delle altre spese di istruttoria
Ogni banca stabilisce le proprie condizioni del prestito, compreso il tasso di interesse.
Gli interessi che maturano sono capitalizzati, cioè è consentito l’anatocismo. Per evitare che il debito cresca troppo, chi riceve il finanziamento può scegliere di pagare gli interessi, e le altre spese, man mano che maturano, mantenendo fermo il debito nel tempo. Il contratto può essere stipulato sia a tasso fisso sia a tasso variabile.
Il credito (capitale più interessi se non rimborsati) viene recuperato in un’unica soluzione alla morte del proprietario dell’abitazione.
Il debito può essere rimborsato dagli eredi entro 12 mesi dal decesso. Altrimenti la casa viene posta all’asta e l’eventuale eccedenza va agli eredi.
Un utente ha ricevuto una cartella di Equitalia per euro 1.500.
Ha chiesto a Confconsumatori se vi fosse la possibilità di non pagare la cartella, atteso il suo stato di grave disagio economico.
Ebbene, abbiamo verificato che la Signora non è proprietaria di beni immobili e gode solo di una pensione sociale di 516 euro mensili.
A questo punto, abbiamo consigliato di non pagare, anche perché Equitalia non avrebbe comunque la possibilità di escutere alcunché, atteso che la somma della pensione percepita è al di sotto della soglia pignorabile, fissata dalla legge. Infatti la Cassazione 18.11.2014 n. 24536, ha chiarito definitivamente che la pensione minima è intoccabile dai creditori e non può esser pignorata.
La casa potrà essere pignorata e venduta dalla banca dopo 18 rate di mutuo non pagate e non dopo 7 rate. La norma non sarà retroattiva e non si applicherà alle surroghe, e la clausola di inadempimento sarà facoltativa. La valutazione della casa dovrà essere fatta da un perito indipendente e il consumatore dovrà essere assistito da un esperto di sua fiducia. Sono le principali novità annunciate sul contestato decreto legislativo che recepirà la direttiva europea sui mutui.
Un provvedimento contro il quale si è scatenata la protesta delle associazioni dei consumatori e di parte del mondo politico. Le novità, a parziale marcia indietro, sono contenute nella bozza di parere predisposta dal Partito democratico in Commissione finanze sul decreto di recepimento della direttiva europea sui mutui. Si prevede appunto che l’inadempimento per morosità sia di 18 rate e non di sette: questo il tempo necessario perché si possa dare via libera alla vendita della casa da parte della banca senza passare dal giudice. “La casa può essere pignorata e poi venduta dalla banca dopo 18 rate del mutuo non pagate. Inoltre la valutazione deve essere effettuata da un perito nominato dal tribunale e affiancato da un esperto di fiducia del mutuatario. E’ quanto prevede il nuovo parere delle commissioni Finanze di Camera e Senato al recepimento della direttiva europea sul credito, redatto dal PD e sul quale c’è l’ok del governo”: questo quanto riferito espressamente ieri dal capogruppo democratico a Montecitorio, Ettore Rosato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “La clausola di inadempimento sui 18 mesi, e non 7 come ipotizzato in precedenza, sarà facoltativa e non si applica ai contratti in essere.”
Il Pd ha precisato che in caso di inadempimento la casa può essere messa in vendita solo con uno specifico atto di disposizione dell’immobile da parte del consumatore. Viene disciplinato per legge il cosiddetto “patto marciano”, già riconosciuto dalla giurisprudenza: la banca può cioè trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l’eventuale eccedenza. Il trasferimento dell’immobile comporta l’estinzione del debito anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito residuo. La valutazione della casa deve essere fatta da un perito indipendente nominato dal tribunale, il consumatore deve essere assistito da un esperto di sua fiducia e sulla procedura vigila la Banca d’Italia.Tutto questo procedimento farà evitare la procedura giudiziaria.
Allarme rientrato? In realtà la contestazione prosegue: il Movimento 5 Stelle, che ieri ha protestato sotto il Ministero delle Finanze e una cui delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Pier Paolo Baretta, chiede di ritirare l’intero decreto legislativo.
E le prime reazioni delle associazioni dei consumatori sottolineano che comunque non basta. Per l’Unione Nazionale Consumatori va infatti lasciato il filtro del giudice. “Non basta! 18 rate invece di 7 rate prima che le banche si portino via la casa non sono sufficienti, specie in un momento di disoccupazione e di crisi come questo. Quello che va lasciato è il filtro del giudice, per evitare che il consumatore sia in balia delle banche – ha dichiarato il Prof. Stefano Cherti, consulente dell’Unione Nazionale Consumatori – Apprezziamo, invece, il chiarimento che non si tratta di un generico inadempimento ma di un mancato pagamento delle rate. Un passo avanti, piccolo, però, ed insufficiente”.
L’Adoc, a sua volta, chiede al Governo di prevedere anche maggiori garanzie, crescenti in base all’anzianità del mutuo stipulato. “E’ sicuramente positivo che il numero minimo di rate insolute non sia più 7 ma 18 per giustificare il pignoramento dell’immobile da parte della banca – dichiara Roberto Tascini, presidente dell’Adoc – così come la decisione di non rendere retroattiva la norma e di confermare il divieto di patto commissorio. Siamo molto dubbiosi, invece, sull’eliminazione del filtro del giudice, una forma di garanzia terza che tutelava il consumatore. Crediamo inoltre che, per una maggiore tutela dei consumatori, debbano essere previste maggiori garanzie legate all’anzianità del mutuo: ipotizziamo che, superato almeno il 50% delle annualità previste dal contratto, scattino specifiche tutele quali il passaggio obbligatorio presso un organismo terzo, come il giudice o l’arbitro bancario-finanziario, oppure l’impossibilità di pignorare l’immobile da parte dell’Istituto, soprattutto se si tratta di prima casa. Crediamo sia più equo prevedere maggiori garanzie per chi, nel corso degli anni, ha dimostrato regolarità nei pagamenti e nel rispetto dei termini di contratto”.
Per Adiconsum ci sono anche altri problemi da affrontare. “Bene ha fatto il Governo ad aprire alle modifiche del decreto mutui – commenta Pietro Giordano, presidente nazionale dell’associazione – ma i nodi da sciogliere in vista sia della stesura del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea che dei conseguenti decreti attuativi non riguardano solo il numero delle rate non pagate che rendono pignorabile l’immobile. Tra le questioni che il Governo dovrebbe affrontare ci sono anche i seguenti quesiti a cui la normativa deve rispondere come la decorrenza tra il mancato pagamento e la dichiarazione di pignorabilità dell’immobile, che cosa succede in caso di contenzioso in atto tra mutuatario e banca, il mantenimento della possibilità di richiedere una moratoria, tanto per citarne alcuni”. L’associazione chiede che su un tema importante quale la casa le Commissioni parlamentari preposte convochino le Associazioni dei Consumatori per prendere atto delle proposte migliorative al testo in discussione e varare un decreto equo.
A sua volta, Altroconsumo mette in evidenza una serie di luci e ombre nel provvedimento. E interviene nel dibattito con una lettera al ministro dell’Economia Padoan e alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati. Per l’associazione, in particolare, “dovrà essere chiaro che l’accordo possa essere utilizzato solo nei casi di inadempimento indicati dal Testo Unico Bancario e che possa essere validato solo al momento della stipula e non dopo come ora è previsto. Se fatto dopo la stipula, il consumatore potrebbe essere infatti già in difficoltà nel pagamento delle rate e dunque più debole e potenzialmente ricattabile. Inoltre – aggiunge Altroconsumo – dovrà essere chiaro che il perito scelto per la valutazione sia un professionista terzo che dunque valuti l’immobile secondo standard affidabili e a prezzi di mercato”.
Decisamente di tenore diverso il commento di Rete Consumatori Italia (Assoutenti, Casa del Consumatore e Codici) per la quale le correzioni non bastano comunque a sistemare il decreto. “Si è parlato di “regalo alle banche”, ma la questione è più complessa. All’interno del sistema bancario – dice la sigla – si sta combattendo una battaglia sostanziale, quella tra la politica di tutela del piccolo risparmio e quella ispirata a una idea spregiudicata di finanza speculativa separata dai valori sociali e imprenditoriali che proteggono costituzionalmente il credito”. La Rete chiede di “riportare nelle banche la buona moneta del piccolo risparmio” e in vista del 21 marzo, data limite entro la quale la direttiva dovrà essere tradotta in decreto legislativo, chiede una profonda modifica del decreto. La sigla chiede un’audizione urgente del Governo in occasione dell’incontro del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti del prossimo 17 marzo e annuncia uno sciopero della fame da sabato 12 marzo per dieci giorni: “Non intendiamo perdere questa battaglia, la Quaresima dei consumatori andrà avanti finché il Governo non vorrà ascoltare le nostre ragioni, quelle di tutti i consumatori, e modificare profondamente il decreto”.

Venezia Mestre, 7 marzo 2016 – Sono mesi drammatici per i piccoli risparmiatori. All’indomani dell’assemblea dei 117 mila azionisti di Banca Popolare di Vicenza, la Federazione Confconsumatori – ACP e l’Associazione Serenissima concordano nel ritenere che siano state esclusivamente la cattiva gestione degli Amministratori e l’incapacità dei controllori Bankitalia e Consob a cagionare il danno ai 335.000 azionisti (VB e BPV); dunque incontra gli azionisti per indicare quattro azioni concrete che possono restituire dignità ai risparmiatori traditi.
Il pensiero dell'avv. Antonio Pinto: 'Se passa inizieremo a raccogliere le firme per un referendum abrogativo'
In caso di mancato rimborso di sette rate del mutuo, anche non consecutive, la Banca potrà “saltare” il passaggio del procedimento esecutivo, e senza andare dal Giudice, potrà immediatamente acquisire e/o mettere in vendita la casa. Questo prevede il testo di una norma che il Ministro delle Riforme Boschi ha presentato il 1 marzo al parere della Commissione Finanze, presieduta dal pugliese Pelillo.
E’ da 2000 anni, che si è sempre vietata questa possibilità per chi presta denaro. I giuristi romani introdussero il divieto di patto commissorio: dicevano che occorre tutelare il debitore bisognoso di danaro, il quale potrebbe esser pregiudicato sia dalla forza contrattuale di chi ha il denaro, sia dalla possibile sproporzione tra l'ammontare del debito e il valore del bene.
Ah, dimenticavo: il testo di legge non pone limiti al prezzo a cui la banca può proporre la vendita, rischiando così che venga svenduta pur di soddisfare il credito. Tanto, dopo sei mesi, la banca, sempre per questo testo di legge, può agire contro il debitore per recuperare la differenza!
Parlamentari, partiti, politici pugliesi tutti, ci ricorderemo di quelli che si opporranno e di quelli che non lo faranno. E poi inizieremo a raccogliere le firme per il referendum abrogativo!
Il gup di Taranto Anna De Simone ha nuovamente rinviato a giudizio le 44 persone fisiche (tra dirigenti Ilva, politici e imprenditori) e le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici) coinvolte nell'inchiesta legata al presunto disastro ambientale causato a Taranto dal Siderurgico. Il processo era tornato all'udienza preliminare dopo che la Corte d'assise di Taranto aveva rilevato un vizio di forma. La prima udienza del dibattimento è fissata per il 17 maggio prossimo dinanzi alla Corte d'assise.
Il vizio di forma che ha costretto a una nuova udienza preliminare era consistito nella mancata indicazione del difensore d'ufficio per dieci imputati sprovvisti del legale di fiducia. Il collegio giudicante sarà composto dagli stessi due giudici togati (Michele Petrangelo e Fulvia Misserini) che avevano deciso per il rinvio degli atti al gup. Circostanza questa, secondo alcuni legali, che potrebbe essere motivo di nuove eccezioni. (ANSA)
La Corte Costituzionale (relative sentenze n. 50/2014 e n. 169/2015) ha dichiarato illegittime le disposizioni normative che consentivano anche ai soli conduttori, in caso di omessa registrazione del contratto di locazione oppure nel caso in cui fosse stato registrato un contratto di comodato fittizio, di presentare, al competente ufficio della Agenzia delle Entrate, apposita denuncia, al fine di ottenere un regime di locazione economicamente meno oneroso per il conduttore stesso ( a volte pari all' 80% dei valori correnti di mercato) e dal punto di vista dell' Erario, di far emergere contratti specifici "in nero".
Tuttavia, con la Legge di stabilità 2016 (L. 28.12.2015 n. 208 art. 1 co. 59) il legislatore ha stabilito che per i conduttori i quali , a seguito dell'applicazione delle norme sulla mancata o parziale registrazione del contratto di locazione (ex artt. 3, commi 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, prorogati dall'articolo 5, comma 1-ter, del decreto-legge, 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80), hanno versato, nel periodo intercorso dal 7 aprile 2011 (data di entrata in vigore del richiamato D. Lgs. n. 23 del 2011) al giorno 16 luglio 2015 (data del deposito della sentenza della Corte Costituzionale n. 169 del 2015), il canone annuo di locazione nella misura rideterminata dalla legge, l'importo del canone di locazione dovuto ovvero dell'indennità di occupazione maturata, su base annua, è pari al triplo della rendita catastale dell'immobile, nel periodo considerato.
Dunque null’altro sarà dovuto dai conduttori che abbiano versato tali importi.
Per informazioni ed assistenza in merito, è possibile contattare le sedi di Confconsumatori.
Avv. Teresa Angelastri
bari.confconsumatori@alice.it
Sul Sole 24 Ore del 24 febbraio, a firma del giornalista Vincenzo Rutigliano si descrive un’iniziativa meritoria di Confindustria Bari – Bat per ribellarsi alla cattiva burocrazia: C'è l'azienda che racconta, tra i tanti subiti, due casi di malaburocrazia, c'è il grande gruppo alimentare che ne avverte il peso sui suoi ritmi di sviluppo e vuole farne una battaglia culturale e c'è l'imprenditore edile sballottolato tra uffici, timbri e autorizzazioni. Tutti casi che hanno in comune una burocrazia soffocante che ritarda, rallenta od ostacola ogni investimento o progetto di sviluppo.
Tutti i casi in fondo si assomigliano. Mariella Pappalepore, presidente di Planetek Italia, una srl di Bari (45 dipendenti e 4,5 milioni di fatturato nel 2015) impegnata nel monitoraggio da satellite e servizi di telerilevamento, ne racconta due. La sua srl, nata nel 1994, partecipa nel 2008, vincendolo, ad un bando del Mise sulla infomobilità insieme ad altre aziende del calibro di Telespazio e Vitrociset. Da allora sono passati quasi 8 anni tra vicende societarie, ritardi nella nomina del responsabile del progetto (un anno per farlo) e lungaggini nei Durc di regolarità contributiva, necessari per il pagamento, perché intanto che l'Inps li rilasciava, ne scadeva sempre qualcuno trattandosi di oltre 10 aziende associate. Risultato:completato nel 2012, il progetto non è stato ancora pagato. «Oggi - dice Pappalepore - è ancora tutto fermo ed io attendo 300.000 euro senza che al Mise ci diano risposte. Anzi non abbiamo interlocutori». In un altro caso Pappalepore si è incatenata per ottenere il rilascio di una certificazione di regolarità fiscale. Vinto un bando Ue, insieme ad un patner tedesco, per la realizzazione di un portale cartografico per i paesi membri, alla Planetek chiedono di presentare, in 10 giorni, le certificazioni di rito, compresa la regolarità fiscale. All'agenzia delle Entrate di Bari rispondono:impossibile, il rilascio non prima di 30 giorni. All'ottavo giorno Pappalepore passa ai fatti: «Così io perdo la gara». Allora si incatena. Arriva il certificato e oggi la manager barese si chiede: perché in Europa il tedesco ha il certificato in tempo reale e l'italiano no? Eppure basterebbe un click. E poi c'è l'imprenditore edile, il comparto più tartassato, secondo le statistiche, con addirittura 3 episodi di malaburocrazia al giorno. «C'è sempre – denuncia Beppe Fragrasso, presidente di Ance Bari - un timbro che manca, poi domani manca una carta, dopodomani una firma. Siamo stanchi: paghiamo gli oneri e vogliamo essere rispettati». Questi e altri casi, da metà marzo, saranno resi noti sul portale www.larepubblicadellecarte.it voluto da Confindustria Bari-Bat Ance Bari e Bat, gruppo Casillo e gruppo tv Norba per dare voce agli imprenditori, chiedere correzioni alle storture, documentare best practies. «Un team di esperti - spiega il presidente di Confindustria Bari-Bat, Domenico de Bartolomeo – esaminerà i casi, la loro fondatezza e cause per poi cercare responsabilità e possibili soluzioni perché noi imprenditori non ci possiamo lamentare, ma crescere rispettando le regole». Tutti i casi segnalati diventeranno poi oggetto di inchieste televisive del Tg Norba.
molti utenti si sono rivolti all'associazione perche' HANNO RICEVUTO BOLLETTE DEL GAS ESORBITANTI NELLO SPECIFICO DA GAS NATURAL.
la voce ambigua è la seguente:SPESA PER IL TRASPORTO E LA GESTIONE DEL CONTATORE. Questa ha inciso in maniera importante sulla bolletta.
Da Gas natural ci hanno risposto che quella voce corrisponde agli ex servizi di rete che rappresenterebbero il costo del 'trasporto del gas'e il suo importo è calcolato in base al consumo a detta sempre dei dipendenti Gas natural.
Stiamo indagando sulla questione pertanto si invitano tutti i consumatori anche quelli che hanno un altro gestore a verificare questa voce e compararla con le precedenti bollette e a segnalarci le stesse anche di altri gestori
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