Il Tribunale di Milano con la sentenza del 30 ottobre 2013 (pubblicata di recente) ha stabilito il seguente principio: “se «indeterminati», il tasso e l'ammortamento alla francese di un mutuo sono nulli e va quindi pagato soltanto il tasso legale con quote capitale costanti. La banca, invece, deve restituire gli interessi ricevuti «in più» rispetto a questo tasso”.
Una società, che aveva stipulato due mutui, ha citato in causa la banca sostenendo che le clausole di determinazione degli interessi e del piano di ammortamento alla francese fossero indeterminate - e quindi nulle - dando così luogo a un pagamento non dovuto di circa 207mila euro.
Il Tribunale di Milano, dopo aver fatto svolgere una Consulenza tecnica d'ufficio, ha dato ragione al cliente riconoscendogli il diritto di ottenere la restituzione della somma richiesta e il diritto di pagare, per il futuro, le rate al tasso legale tempo per tempo vigente (ad es. da gennaio 2014 pari all'1%).
Il Tribunale, sulla base della Ctu, ha rilevato che le clausole di determinazione del tasso (variabile) e del piano di ammortamento (a rata costante) erano tra loro incompatibili: infatti, in base a esse, si poteva costruire l'ammortamento con tre modalità differenti. La conseguenza giuridica è che le clausole di determinazione degli interessi e del piano di ammortamento sono nulle in quanto indeterminate e occorre quindi applicare come tasso sostitutivo quello legale (ai sensi dell'articolo 1284 del Codice civile) e non già quello di cui all'articolo 117 del Testo unico bancario, che si applica ad altri casi diversi (pattuizione inesistente del tasso, rinviante agli usi o a condizioni peggiori rispetto a quelle pubblicizzate).
Ancora un mese alla chiusura dei termini relativi alla cosiddetta “rottamazione” delle cartelle esattoriali di Equitalia. La sanatoria del debito è stata introdotta dal Governo Letta con la Legge di stabilità per il 2014 (articolo 1, co. 618/624) e non prevede l’invio di alcuna informativa al contribuente che si trova così a pagare i debiti fiscali e tributari pregressi. Tocca, insomma, al cittadino informarsi, verificando la propria posizione e, nel caso, decidere, entro e non oltre la data del 31 marzo 2014, di effettuare il pagamento del debito in un’unica soluzione, evitando così di pagare non solo gli interessi di mora che nel frattempo sono maturati, ma anche gli interessi che scattano per la ritardata iscrizione a ruolo.
La misura è valida nello specifico per le cartelle che da parte degli agenti della riscossione sono state consegnate entro e non oltre la data del 31 ottobre 2013. Rientrano nella sanatoria, le tasse automobilistiche e le multe per violazioni al codice della strada. Sono, invece, esclusi i debiti previdenziali (ovvero i debiti pendenti presso INPS e INAIL), le somme da pagare che sono collegate ad una condanna emessa con sentenza dalla Corte dei Conti, e tutti quei tributi per cui la riscossione Equitalia non è stata incaricata.
Per saldare il debito senza interessi i pagamenti possono essere effettuati non solo presso gli uffici postali, ma anche presso gli sportelli di Equitalia. Effettuato il pagamento, l’Agente della Riscossione comunicherà, entro il 30 giugno 2014, l’avvenuta estinzione del debito. Per sapere se le cartelle eventualmente ricevute rientrano nella sanatoria è sufficiente recarsi negli uffici Equitalia esistenti nella propria città per verificare la propria situazione debitoria. Confconsumatori consiglia, comunque, ai cittadini di rivolgersi agli sportelli dell’associazione presenti sul territorio per avere informazioni e assistenza al fine di definire le pendenze derivanti dai ruoli affidati in riscossione ad Equitalia.
Il Tribunale Penale di Roma, con la sentenza n.105 del 2014 pubblicata pochi giorni fa, ha affermato il principio che non risponde per omesso versamento dell'Iva, l'imprenditore che non paga l'imposta perché ha pagato lo stipendio dei dipendenti. Secondo i Giudici, si tratta di un ipotesi di forza maggiore il cui accertamento compete al giudice che dovrà valutare con rigore gli strumenti adottati dal contribuente per reperire le risorse necessarie a consentire il corretto e tempestivo adempimento delle obbligazioni tributarie contemperando, ove possibile, la prosecuzione dell'attività di impresa laddove la crisi sia provvisoria.
Infatti all’Amministratore di una società era contestato il reato di cui all'articolo 10 ter del Dlgs 74/2000 per aver omesso il versamento Iva nei termini previsti. Durante il processo l'imprenditore ha provato che non aveva potuto pagare l’IVA perché quell'anno la società versava in grava crisi di liquidità, vantando crediti verso terzi per vari milioni di euro che non onoravano i propri debiti (anche pubbliche amministrazioni). L’imprenditore ha provato di aver anche richiesto a tre banche alcuni mutui, offrendo in garanzia i propri beni immobili personali, mentre, all’Agenzia delle Entrate aveva chiesto la rateizzazione del debito (non concessa).
Il Tribunale ha assolto l'imprenditore perché il delitto è stato commesso per causa di forza maggiore. In via preliminare, la sentenza evidenzia che la crisi economica non è di per sé idonea ad escludere l'elemento soggettivo del reato, ma può costituire la ragione per cui il contribuente si trovi costretto a porre in essere la condotta illecita, evidenziando così il nesso di causalità tra la condotta stessa e la realizzazione dell'evento.
Il Tribunale chiarisce che affinchè lo stato di crisi dell'impresa rappresenti una causa di forza maggiore servono due condizioni: una crisi economica dipesa da fattori esterni alla condotta dell'imprenditore e il tentativo di quest'ultimo di fronteggiare la crisi con tutti i rimedi possibili. Nel caso di specie, sono stati ritenuti sussistenti entrambi gli elementi: la temporanea crisi di liquidità era conseguente a crediti verso terzi per vari milioni – fatto non imputabile all'imprenditore – mentre i tentativi di risanamento potevano ravvisarsi nella richiesta alle banche di tre mutui e della rateizzazione del debito Iva alle Entrate.La pronuncia è analoga ad altra sentenza emessa il 16 febbraio dal Tribunale di Brindisi e si uniforma al più recente orientamento espresso anche dalla Suprema Corte di Cassazione.
Si chiama NIDI, Nuove Iniziative d’impresa della Regione Puglia, una nuova misura destinata alle start up, con la quale la Regione Puglia intende offrire un valido aiuto per l'avvio di una nuova impresa con un contributo a fondo perduto e un prestito rimborsabile.La dotazione della misura è di ben 54.000.000 euro. L’iniziativa viene attuata da Puglia Sviluppo S.p.a., società interamente partecipata dalla Regione Puglia.
Può presentare la domanda per ottenere l’agevolazione:
- chi vuole avviare una nuova impresa;
- coloro che hanno un'impresa costituita da meno di 6 mesi ed inattiva.
L’impresa dovrà essere partecipata per almeno la metà, sia del capitale sia del numero di soci, da soggetti appartenenti ad almeno una delle seguenti categorie:
- giovani con età tra 18 anni e 35 anni;
- donne di età superiore a 18 anni;
- disoccupati che non abbiano avuto rapporti di lavoro subordinato negli ultimi 3 mesi;
- persone in procinto di perdere un posto di lavoro
- lavoratori precari con partita IVA (meno di 30.000 € di fatturato e massimo 2 committenti)
Anche se rientrano nelle precedenti categorie, non sono considerati in possesso dei requisiti:
- i pensionati;
- i dipendenti con contratto a tempo indeterminato
- gli amministratori di imprese, anche se inattive, e i titolari di partita IVA
L’impresa dovrà avere una delle seguenti forme giuridiche: ditta individuale, società cooperativa con meno di 10 soci, Snc, Sas, associazione tra professionisti, Srl. Si deve prevedere di avviare l'impresa con meno di 10 addetti.
Con Nidi si può avviare una nuova impresa nei seguenti settori: attività manifatturiere, costruzioni ed edilizia, riparazione di autoveicoli e motocicli, affittacamere e bed & breakfast, ristorazione con cucina (sono escluse le attività di ristorazione senza cucina quali bar, pub, birrerie, pasticcerie, gelaterie, caffetterie, ristorazione mobile, ecc.), servizi di informazione e comunicazione, attività professionali, scientifiche e tecniche, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, istruzione, sanità e assistenza sociale non residenziale, attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (sono escluse le attività delle lotterie, scommesse e case da gioco), attività di servizi per la persona.
L’agevolazione varia a seconda dell’investimento: se si prevede di avviare l'impresa con investimenti fino a € 50.000,00, l'agevolazione è pari al 100%, metà a fondo perduto e metà come prestito rimborsabile.
Se si prevede di avviare l'impresa con investimenti compresi tra € 50.000,00 ed € 100.000,00, l'agevolazione è pari al 90%, metà a fondo perduto e metà come prestito rimborsabile.
Se si prevede avviare l'impresa con investimenti compresi tra € 100.000,00 ed € 150.000,00, l'agevolazione è pari all'80%, metà a fondo perduto e metà come prestito rimborsabile.
L’iniziativa non finanzia nuove imprese che nascano dal rilevamento di una impresa esistente o dall’acquisto di un ramo di azienda;, ovvero che abbiano individuato una sede operativa coincidente o adiacente con la sede utilizzata da un’attività operante nello stesso settore, ovvero che abbiano un amministratore che sia titolare o amministratore di un’altra impresa operante nello stesso settore.L’unica eccezione riguarda il passaggio generazionale, che consente di richiedere le agevolazioni se sei parente o affine (entro il 2° grado in linea discendente) di un imprenditore ed hai intenzione di rilevare l’intera azienda esistente.
Con tale agevolazione si possono realizzare investimenti per la realizzazione di opere edili e assimilate (con alcune limitazioni), macchinari di produzione, impianti, attrezzature varie e automezzi di tipo commerciale, programmi informatici, nonché per sostenere le spese di esercizio ad es. per materie prime, materiali di consumo, per la locazione di immobili o di affitto impianti/apparecchiature di produzione, per le utenze (energia, acqua, riscaldamento, telefoniche e connettività).
NOTA A CURA DELL’AVV. LAURA MARIA PIA TOTA
Per i malati di Alzheimer il ricovero è gratuito, mentre i parenti di ultra 65enni non autosufficienti non devono pagare la retta. A fronte delle numerose richieste pervenute a tutte le sedi, dopo aver trattato l’argomento durante la scorsa trasmissione di “Mi Manda RaiTre”, Confconsumatori fa chiarezza in tema di ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (di seguito RSA) e nelle case di cura convenzionate.
L’associazione si occupa da anni del tema, non soltanto della legittimità del pagamento della retta del ricovero ma, più in generale, delle politiche socio- assistenziali per gli anziani, oggi del tutto insufficienti. Tra i vari casi che si sono rivolti agli sportelli dell’associazione, occorre fare un distinguo tra i malati di Alzheimer e gli anziani ultra 65enni non autosufficienti o con handicap gravi.
Nel caso di anziani ultra 65enni o con handicap gravi, numerose pronunce di Tribunali italiani confermano che, qualora la persona ricoverata non sia più in grado di provvedere al pagamento della retta con mezzi propri, il Comune e la RSA non possono, come invece spesso avviene, obbligare i parenti a subentrare e a garantire la copertura della retta imponendo la sottoscrizione di un documento, quasi sempre presentato come condizione indispensabile al ricovero.
«Su tale documento – spiega l’avv. Antonio Pinto di Confconsumatori - si è espressa la Cassazione (con sentenza del 22.03.2012), valutandolo una promessa unilaterale che perde efficacia in seguito al recesso dell’obbligato: dunque i parenti, ai quali sia stata imposta la sottoscrizione di un impegno di pagamento usando una sorta “ricatto” che altrimenti non sarebbe stato possibile il ricovero dell’anziano, possono e devono recedere, inviando una formale disdetta e smettendo di pagare la retta, anche se il parente è ricoverato da tempo». Non possono però essere richieste le somme versate prima del recesso e, va ricordato, se l’anziano ha mezzi propri deve comunque provvedere al pagamento della retta.
Nei pazienti affetti da Alzheimer la Cassazione ha stabilito che la retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale, anche perché non è possibile, in questi casi, distinguere tra spese mediche e quella di degenza. Pertanto, il Comune o la Casa di Cura convenzionata non possono rifarsi sul malato o, se questi è nel frattempo deceduto, sui suoi parenti. Ne discende che sia che il paziente sia ancora in vita sia in caso sia deceduto, è possibile chiedere la restituzione delle rette versate dai parenti e/o dal malato stesso.
In questi giorni, ad Andria, stanno giungendo presso l'Associazione Confconsumatori e la Confartigianato numerosi reclami di cittadini che si lamentano di aver ricevuto cartelle TARES che non hanno tenuto conto delle agevolazioni fissate dal regolamento approvato lo scorso novembre.
Ricordiamo che tali norme prevedono una serie di vantaggi per determinate categorie, come ad esempio le zone in cui non viene eseguita la raccolta porta a porta, i fabbricati rurali, gli immobili disabitati. Al fine di fornire uno strumento concreto di aiuto ai cittadini ed alle piccole aziende, Confconsumatori e Confartigianato mettono a disposizione uno sportello che verificherà la fondatezza dei reclami e presenterà al Comune le istanze per modificare in autotutela le cartelle non corrette.
Tutti i soggetti interessati potranno rivolgersi allo sportello in via Montegrappa 17, presso la sede di Confartigianato, nei giorni del martedì e mercoledì, dalle ore 9.30 alle ore 12.30 (per info, contattare la Confconsumatori Andria Bt al numero 3477973156, o via mail all'indirizzo: confconsumatoriandri@libero.it).
“Noi confidiamo - dice l'Avv. Laura Maria Pia Tota, Presidente Provinciale BAT di Confconsumatori – in una piena collaborazione del Comune nella soluzione secondo normativa e comunque stragiudiziale della vicenda, dato il numero alto di cittadini interessati.Solo in caso di inerzia degli uffici comunali, presenteremo ricorsi al Giudice di Pace di Andria. È una questione di principio, oltre che economica, che i cittadini devono affrontare uniti e decisi”.
Facciamo un gesto contro lo spreco alimentare. Cè una grave emergenza nel mondo, si chiama fame.Nonostante ciò, solo in Europa si buttano nella spazzatura 89,9 milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile.
L'Italia è responsabile del 10% di questo fenomeno. Per fare luce sull'argomento, per porci dei quesiti e trovare – forse – delle risposte per contrastare questo impressionante dato, abbiamo organizzato un “aperitivo anomalo”, presso The Hub Bari il 7 febbraio alle ore 19.00.
I soci di The Hub Bari raccoglieranno cibi scaduti o in scadenza oppure non vendibili per motivi estetici. Durante la giornata, Preparando Ideas e Artigiani del Sapore provvederanno a trasformarli in piatti goumet.L'aperitivo sarà preceduto da un talk-show con i seguenti interventi:
Anna Puricella - La Repubblica
Andrea Troisi - Troisi Ricerche e Sondaggi
Antonio Pinto – Confconsumatori Puglia
Fabrizia Rutigliano - Artigiani del Sapore
Gianvito Altieri - Coldiretti Bari
Gianluca Petti - Nutrizionista
Lorenza Daddunzio - Cucina Mancina
Nicola Difino - Food Hacker (Fooding Social Club)
A seguire, Action Cooking degli Scarti con Nicola Difino Foodj e DJ Set sulla Q-Cina di Momang. E’ un evento distribuito da Gnammo
Buone notizie per il mercato immobiliare e per chi intende comprare o ristrutturare casa. La Cassa Depositi e Prestiti mette a disposizione delle banche 2 miliardi di euro per l'erogazione di mutui a tasso agevolato. Il Plafond Casa scaturito dall'accordo tra la Cassa Depositi e Prestiti e l'Associazione Bancaria Italiana, operativo dal 7 gennaio, consentirà o renderà più semplice l'acquisto di una casa, sia che si tratti di prima o seconda abitazione.
Due miliardi di euro verranno messi a disposizione delle banche che aderiranno all'iniziativa per l'erogazione di mutui a tasso agevolato, che potranno raggiungere anche il 100% del valore dell'immobile. Attraverso il Plafond Casa verrà finanziato, tramite mutui garantiti da ipoteca, l'acquisto di immobili residenziali. Naturalmente verrà data priorità all'acquisto di prime abitazioni in classe energetica A, B oppure C e agli interventi di ristrutturazione volti a migliorare l'efficienza energetica.
Altra priorità riguarderà le giovani coppie, anche se conviventi e non sposate, così come le famiglie numerose con almeno 3 figli, e i nuclei familiari con un componente disabile. I prestiti concessi a chi desidera acquistare casa potranno raggiungere anche il valore totale dell'immobile e potranno essere a tasso fisso o variabile, con durata di 10, 20 o 30 anni.
Ogni Istituto di Credito potrà ricevere un massimo di 150 milioni di euro per erogare 3 tipologie di mutuo con diversi importi limite: per l'acquisto di prima casa senza interventi di ristrutturazione il prestito può raggiungere i 250.000 euro, per gli interventi di ristrutturazione migliorando l'efficienza energetica il mutuo potrà arrivare fino a 100.000 euro, mentre per l'acquisto della prima casa con interventi di ristrutturazione e accrescimento dell'efficienza energetica il tetto massimo del prestito sarà fissato a 300.000 euro.
Verrà attivato un meccanismo di controllo per assicurarsi che i benefici del Plafond Casa ricadano realmente sui cittadini. Nei contratti le banche saranno tenute a specificare il tasso a cui si sono finanziate presso la Cassa Depositi e Prestiti e lo sconto che verrà applicato ai mutuatari rispetto alle normali condizioni. Le buone notizie sembrano non finire qui. I 2 miliardi del Plafond Casa non sono l'unica risorsa per riattivare il credito, la CDP si riserva la facoltà di apportare nuove risorse. Risorse che si spera possano permettere l'arresto della spirale negativa e la lenta ripresa del mercato immobiliare. Le prime banche stanno finalmente aderendo alla convenzione e, pertanto, a breve, sul mercato sarà lanciata questa nuova possibilità.
Maggiore trasparenza nel rapporto tra intermediari finanziari e consumatori; sensibilizzare i consumatori a compiere scelte ponderate e renderlo parte attiva nella definizione dei meccanismi di tutela. Sono questi gli obiettivi della “Carta degli investitori” il progetto avviato dalla Consob con la collaborazione di alcune delle Associazioni dei Consumatori, fra le quali la Confconsumatori, che ha collaborato alla redazione del progetto con l'avv. Antonio Pinto.
Questo progetto, presentato oggi in conferenza stampa dalla Consob, ha l’obiettivo di ridisegnare i rapporti di collaborazione tra i due attori del mercato: intermediari e consumatori/investitori. Il progetto, sviluppatosi in una serie di incontri del Tavolo di lavoro congiunto, si articola in tre sotto-progetti: una campagna di sensibilizzazione dei risparmiatori sui propri diritti; la riforma della Camera di Conciliazione e Arbitrato; la gestione degli esposti.
Fulcro del primo sotto-progetto, l’implementazione di un’area tematica – sul sito internet istituzionale della Consob – dedicata all’educazione finanziaria sulla scorta delle iniziative di USA, Gran Bretagna e Australia. Sempre nell’ambito di questo sotto-progetto di sensibilizzazione sono previsti degli incontri formativi dedicati ai referenti delle associazioni dei consumatori e lo scambio informativo Consob-AACC.
Il secondo sotto-progetto si pone, invece, l’obiettivo di riformare la Camera di Conciliazione e Arbitrato superando l’attuale forma che prevede la non obbligatorietà dell’adesione degli intermediari. Il terzo sotto-progetto, infine, ha come fine ultimo la creazione di una procedura informatizzata di gestione degli esposti attraverso un form che costituisce una sorta di “compilazione guidata” dell’esposto. Le associazioni firmatarie sopporteranno con i loro esperti i cittadini che vorranno presentare denuncie alla Consob per segnalare condotte scorrette dei soggetti del mercato finanziario.
Spaghetti, passata di pomodoro, latte a lunga conservazione e confettura di albicocche: sono i quattro prodotti dei discount testati da Altroconsumo e messi a confronto con prodotti di marca per capire quale sia la qualità dei prodotti “low cost”. Secondo l’associazione, “molti sono di buona qualità e convincono il palato. Inoltre, non c’è alcun problema di sicurezza alimentare”.
“Abbiamo messo a confronto i prezzi medi al chilo o al litro (nel caso del latte) dei quattro prodotti scelti per il test con quelli degli stessi prodotti di marca – afferma Altroconsumo – Chi sceglie il discount in un anno spende meno della metà rispetto a chi fa la spesa nei supermercati tradizionali. E non si tratta di un risparmio da poco:rispetto alla spesa media annua di una famiglia, passare dal più economico dei supermercati al miglior discount consente un risparmio di 3.600 euro”.
E la qualità? “Nella maggior parte dei casi i prodotti low cost non hanno nulla da invidiare ai colleghi di marca”, sostiene Altroconsumo. L’impressione complessiva dei test fatti sui prodotti è stata infatti buona e non ha evidenziato problemi di sicurezza alimentare o di qualità. Negli spaghetti, ad esempio, non è stato riscontrato alcun tipo di impurità e il giudizio degli assaggiatori è stato complessivamente positivo, anche se non si raggiunge mai l’eccellenza, a differenza di alcuni spaghetti di marca.
Le passate di pomodoro non hanno problemi di frodi e in media sono anche migliori di alcune passate di marca: la differenza emerge dall’assaggio (quattro hanno superato la prova con una valutazione buona, altre otto sono state meno apprezzate). Il latte a lunga conservazione costa il 40% in meno del latte uht di marca e non presenta né sostanze indesiderate né annacquamenti: quattro giudizi sono buoni, il resto promossi, non ci sono problemi di sicurezza alimentare.
L’unico punto critico, afferma Altroconsumo, ha riguardato invece la confettura di albicocche: costa meno, è piaciuta abbastanza, ma nella metà dei casi testati c’è meno frutta di quella dichiarata.
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